BORN TO BE AGAIN...?

PERCHE' UNA ASSOCIAZIONE PANGENDER?

Credo che più d'una persona che ha già sentito parlare di Pangender e di Crisalide Pangender si stia chiedendo il perché di un nuovo progetto come la Fondazione (nome ancora provvisorio) quando esiste già l'Associazione Crisalide Pangender di cui sono stata fondatrice e prima presidente, a prescindere da quel che deciderà di fare, vista la situazione che vede una presidente che ha dato dimissioni immediate e irrevocabili (ma che continua a parlare dai palchi come tale) e almeno 3 componenti il Direttivo dimissionarie. E' pubblica la notizia che a giorni si terrà il Direttivo di quell'Associazione.
Proprio queste ragioni, accompagnate da un non meglio identificato annuncio di "fusione" tra Crisalide Pangender e l'Associazione Transgenere di Fabianna Tozzi (e il suo prossimo venturo impegno con Sinistra Ecologia e Libertà di Niki Vendola), fanno nascere - a prescindere dalle decisioni che verranno prese - il bisogno di "ripristinare" un "qualcosa" che abbia al proprio "centro" reale l'idea pangender. Non è difficile immaginare che, con qualche perdita, il progetto di una "superassociazione" per i Diritti Civili in generale farà da traino (o galoppino) ai progetti di SEL in materia di Diritti Civili. Ovvio è una ipotesi basata sul "naso" e non ancora sui fatti, ma sarà sufficiente attendere per verificare se e quanto il "naso" ci ha preso... :)

Il progetto di Associazione con fini di tutela di un pensiero, si pone, quindi, in totale alternativa al primo tentativo di fare un'Associazione (Crisalide) che facesse proprio un nuovo pensiero.
Le prime colpe del "fallimento" (opinione personale) di Crisalide Pangender sono mie. Troppo simile strutturalmente alle Associazioni LGBTQI in cui avevo lavorato per anni. Troppo simile ma troppo ansiosa di distinguersi a tutti i costi dalle altre Associaioni che portavano quel marchio. Così, si è arrivati a snaturare il senso stesso del Manifesto in più di un'occasione ed a rincorrere altre Associazioni che si occupavano di Diritti Civili "tout court"., già bravissime, indipendenti dai partiti e che non hanno bisogno di duplicati (penso al Gruppo EveryOne o, per certi versi, Amnesty International) che lavorano sui diritti civili tout court.

Il Manifesto Pangender - basta leggerlo, non è una roba di 100 pagine - chiarisce fin da subito che non ambisce alla tuttologia e che non pretende di difendere i diritti d'ogni specie (peraltro alcuni sono in contraddizione fra loro... pensiamo ai diritti degli islamici integralisti in Italia e i diritti delle persone LGBT e delle donne), ma di occuparsi di "libertà delle identità di genere" e quindi anche dei "generi" e degli "orientamenti affettivi" (tra adulti consenzienti).
Lecito formare una EveryOne a maggioranza trans, ma un progetto ALTRO.
Sto volontariamente dando alcuni spunti a chi aveva deciso di cacciare dalla finestra il "pangender" per fondersi in un'associazione magmatica per i diritti civili, di scriversi un loro documento... Chi sta nella fondazione si occupa di Identità di Genere (plurale) e ovviamente può seguire qualsiasi altra sua passione, interesse, in associazioni appropriate che seguono altri temi interessanti.

Anche perché c'è veramente bisogno di parlare dellE identità di genere.

Sulle Identità di Genere c'è una semplificazione confusiva che ha dato vita ad una serie di incomprensioni, in ambito "LGBT" e che ha creato infiniti disguidi e fraintendimenti quando "il movimento" è finito con l'avere contatti con la "politica" che decide e firma leggi (o perlomeno proposte di legge). Il caso dell'anno scorso, in cui stava per essere approvata una legge anti omofobia che escludeva ogni riferimento alle (plurale d'obbligo) identità di genere, quindi anche a quelle più vittime di stigma o "scempio" quali la condizione transgender e intersessuata, tra il giubilo delle grandi associazioni Gay e Lesbiche è solo un esempio tra tanti.

Anche per questo motivo è nato il "Manifesto", che, peraltro, pur occupandosi di tutte le identità di genere, specifica che quelle identità che "oggi" subiscono maggior stigma sociale (al primo posto transgender e intersessuali), avrebbero avuto un occhio di riguardo una particolare attenzione. Fatto che fu, ovviamente, poi riportato nello Statuto di Crisalide Pangender.

Dopo avere avviato Crisalide Pangender e "raccolto" chi ci stava, senza guardar troppo (in ambito T*) alle esperienze e curricula passati, ho dovuto fare i conti con un momento della mia vita particolare che mi obbligava ad - almeno - un anno "sabbatico" di distanza da tutto e di riposo mentale assoluto. Fu in quella circostanza che, dimessami anche dal Direttivo, fu eletto il nuovo.

Purtroppo, (dal mio punto di vista, è ovvio) quel che è accaduto, nel tempo, non è stato raccogliere la "fiaccola" del Manifesto, quanto invece piegarlo (e con esso lo Statuto) ai propri progetti e sogni. Lecito ma non pangender: occuparsi di tutti i diritti civili e rimarcare continuamente di non essere un'associazione transgender (quando invece pangender include un po' tutto e di certo non esclude transgender). Leggevo ma tacevo. Non ho stigmatizzato perché in fin dei conti il Manifesto è una cosa e l'Associazione un'altra. Anche qui.... La presidente Darianna Saccomani rimase molto male quando decisi di offrire all'associazione ogni facilities sulla distribuzione e qualsiasi uso dello stesso tranne la proprietà intellettuale (a costo zero per Crisalide). Crisalide Pangender, secondo la Saccomani, doveva essere un patrimonio unico ed esclusivo di Crisalide Pangender. Non ero d'accordo perché teoricamente al Manifesto potrebbero ispirarsi anche altre associazioni e non mi andava di fare figli e figliastri.
Se il "Manifesto" ben più noto di Marx, è stato usato come "bibbia" per regimi che di comunismo non avevano nulla, ciò non ha fatto diventare il libro "il Manifesto del PCUS" perché lo ha adottato per primo!

Lecito, ma non pangender occuparsi di tutti i Diritti Civili "tout court"

Ci sono prove di quel che affermo? Molte stanno sul sito di Crisalide Pangender o sul "Gruppo Facebook Ufficiale", in bella mostra di sé (tipo il documento firmato dalle presidenti, sulla fusione, PRIMA che fosse analizzato dai rispettivi Direttivi... sic!), di altre sono venuta a conoscenza dopo, meglio rileggendo tra i rigiri dei verbali. Tipo redarguire e poi vietare ad una componente il Direttivo di Crisalide Pangender di occuparsi di transgender, sia attraverso un forum storicamente associato al nome "Crisalide" e che peraltro già aveva nel suo nome il germe dell'andare oltre il "transgender" ("Transgender ma non solo...), sia attraverso la militanza attiva sul territorio perché "non siamo un'associazione transgender".
Mi sono resa conto allora, che il Manifesto Pangender era stato come minimo travisato o, peggio, usato per altri fini (nobili o non nobili sono altra cosa).

Quindi la necessità di una Associazione con scopi ben delimitati che non sia individuale (a mio nome) per sempre ma che, partendo dal Manifesto (e un prossimo libro spero in pubblicazione presto), possa sviluppare questo pensiero con il contributo di chiunque se la senta e previa una ampia discussione. Quando, per ragioni di salute, mi dimisi da presidente di Crisalide Pangender, mi fu proposto dalla presidente... no... ex presidente... no... vabbé da Darianna Saccomani di fare "l'ideologa" dell'Associazione. Rifiutai soprattutto perché non ero in condizioni di fare proprio nulla, allora e mi aveva fatto sorridere il termine. Oggi mi fa sorridere meno, anzi mi fa soffrire. Sono contro ogni ideologia ma le idee non possono neppure essere tirate da una parte e dall'altra. Oggi o domani non intendo essere l'ideologa dell'Associazionema, credo di avere diritto per chi si sentirà coinvolt* in quelle parole, ad un riferimento ideale. Non una generalessa o una controllora. Chi però, partendo dal Pangender, sviluppasse idee totalmente diverse, contrastanti e contraddicenti, credo sia giusto che ne discuta ma che poi possa anche pensare di far camminare con le proprie gambe le sue idee.
Io, che di gambe ne ho poche, ci sto provando. Spero con tant* di voi. Spero mai vissuta come una guardiana, ma con un accredito di fiducia.
Grazie per la lettura

Mirella Izzo

Genova 23 agosto 2011

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