Crisalide PanGender
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COMUNICATO STAMPA

POCA DIFFERENZA PER I DIRITTI DELLE PERSONE TRANSGENDER

ALGERINE, LIBANESI E ITALIANE

                                                                                   

Leggo con un misto di stupore e sgomento l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera on line, con l’intervista alla transgender Randa, perseguitata nel suo paese natale, l’Algeria e successivamente espatriata in Libano dove le è impossibile trovare lavoro e dove è stata invitata a prostituirsi anche se infermiera diplomata.

Dove è la “notizia”? Leggendo l’articolo la gente può pensare che la notizia sia che nei paesi citati le persone transgender siano perseguitate e senza diritti, mentre in Italia no. E non è vero.

L’unica differenza (solo con l’Algeria) è che qui, essere transgender (o omosessuali) non è ufficialmente reato. C’è però da aggiungere che per le ed i trans italiani non operati ai genitali, vi è un “limbo giuridico”, un “non riconoscimento d’esistenza” che consente ogni genere di interpretazione e, quindi, ovviamente, di abuso.

Randa racconta che in Libano non trova lavoro come infermiera e che le è stato suggerito di prostituirsi perché questo è il lavoro giusto delle persone trans. E’ una notizia per l’Italia? Accade ogni giorno anche qui, ma raramente i giornalisti raccontano queste storie come “notizie”. Vi è forse un pregiudizio anti islamico come se il cattolicesimo fosse invece favorevole ai diritti delle persone transgender? Non è così. L’Islam Sciita accetta le persone transgender (non a caso l’Iran è “capitale” della “rettifica chirurgica dei genitali” per tutto il Medio Oriente, paesi ex URSS inclusi). L’Islam Sunnita no e ugualmente la Chiesa Cattolica Romana e la quasi totalità delle Chiese protestanti Americane pure. La differenza è che nell’Islam è comune che gli Stati siano “confessionali”, mentre è raro nei paesi di ispirazione Cristiana. Ciò non toglie che in alcuni Stati USA, fino alle svariate pronunce della Corte Suprema, esistevano Stati Cristiani che consideravano illegali omosessualità e transessualità, alla pari degli Stati Islamici Sunniti.

In Italia la Chiesa si oppone a qualsivoglia riconoscimento civile alle persone transessuali e transgender che vengono considerate ufficialmente persone psichicamente instabili e come tali da tenere lontane da ogni attività promossa dalla Chiesa. I documenti che lo sostengono sono a firma del “Santo Uffizio” quando a dirigerlo c’era l’allora Cardinale Ratzinger. Lo stesso che in questi giorni viene chiamato in causa per la protezione data ai preti pedofili.

Come tradizione, lo Stato Italiano, si è barcamenato tra i diktat della Chiesa e quelli della UE. Una legge prevede la possibilità di cambiare sesso ma a condizioni capestro per molti (in quanto richiede un intervento chirurgico difficile e complesso, che spesso è impraticabile per chi soffre di svariate patologie”) e nient’altro sulle tutele giuridiche. Il nulla assoluto per chi non può operarsi.

Crisalide PanGender non si occupa solo di persone transgender. Crede fermamente che l’Identità di Genere sia una condizione che riguarda ogni persona e che il diritto ad esprimerla appartenga ai diritti fondamentali dell’essere umano.

Certamente, tra tutti i possibili discostamenti tra “sesso biologico” e “identità di genere” quello più gravemente colpito dallo stigma è quello che maggiormente contrasta le due realtà: il transessualismo, il transgenderismo.

Caro Corriere della Sera, grazie per averci informato che non siamo sole in Italia per quanto attiene il diritto a vivere e lavorare. Come l’Italia c’è anche il Libano e in Algeria può essere persino peggio (anche qui, però, non mancano le minacce e gli assassini di persone trans). E’ che noi guardavamo alla Spagna, al Regno Unito, all’Olanda, alla Francia, alla Germania. Insomma a quella UE a cui teoricamente apparteniamo anche noi, cittadine e cittadini transgender italiani.

 

Per Crisalide PanGender

Mirella Izzo

Presidente

 

Genova,

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