PANGENDER = DETERMINISMO BIOLOGICO? NO GRAZIE

La complessità delle cose
mercoledì 24 agosto 2011

dnaConsidero importante, quando si lancia un'idea, cercare anche di ascoltare le critiche, da ovunque esser provengano. Su Facebook, una persona ha considerato il "Manifesto Pangender" come un documento che aderiva fondamentalmente al cosiddetto Determinismo Biologico. Che vuol dire, in estrema sintesi, che noi siamo e ci comportiamo in base a come siamo strutturat* geneticamente e biologicamente. Che il libero arbitrio quasi non esiste perché tutto è determinato nella nostra struttura mentecorpale. E' corretta questa critica?
E' verità che il Manifesto (ma ancor di più lo sarà il libro) compendia differenti approcci che sembrano convergere verso una possibile spiegazione "Pangender" (o similia), includenti anche recenti studi di PsicoNeuroImmunoEndocrinologia o di "brain mapping". Basta questo per definire il testo aderente al "determinismo"?

Le convergenze di approcci non credo siano lo sposalizio di una tesi piuttosto che un'altra. Così come resta il piacere di scoprire - a 40 anni di distanza - che il movimento transgender aveva più ragioni che torto nel suo spiegare le questioni di genere come un "continuum" piuttosto che una polarità M/F (+/- se si pensa a cosa si associano tipicamente i "+" e i "-").

Ho sempre vissuto con molto stupore le reazioni stizzite di gay, lesbiche e soprattutto transgender ogniqualvolta uno studio scientifico dimostrava che sviluppo cerebrale e sviluppo fisico potevano essere persino opposti e comunque molto differenziati fra loro. A prescindere dal fatto che vi sono studi seri ed altri che non lo sono, mi chiedo cosa ci sia di male nel tentativo di trovare, da parte di ricercatori, anche predisposizioni genetiche o psiconeurologiche o derivante dalle sostanze informazionali di cercare un "perché" della realtà transgender, ma anche di mille realtà di uomini più o meno "mascolini" o "femminei" e donne più o meno "femminili" o "mascoline" di cui quasi mai nessuno si occupa in ambito scientifico (non sono studi che portano ad immediati benefici economici e quindi hanno raramente stanziamenti dall'industria farmaceutica), tranne il pensiero pangender.

Cosa c'è da irridere nel verificare che le nostre intuizioni (mi riferisco in primis al pensiero transgender che non è la condizione trans, ma una interpretazione delle identità umane sessuate tutte, ed anche a certo femminismo illluminato e open minded) trovino conferme scientifiche?

Ho persino pensato che nelle dirigenze LGBTQI, una conferma scientifica alle proprie realtà, abbiano prodotto l'idea di uno svuotamento della cosiddetta "cultura gay" o "cultura lesbica" o "cultura transgender", invece che un arricchimento o anche solo una conferma. Appunto un "determinismo biologico" che cancella ogni lavoro culturale prodotto.

Io trovo che non ci sia niente di più falso quando accade che delle intuizioni filosofìche, psicologiche, sociologiche, storiche, antropologiche, diano il via anche ad una seria ricerca scientifica che conferma le ipotesi.La cosa avviene costantemente in molte scienze. Prima ci sono le intuizioni e poi si cercano le conferme. La "Cosmologia" vive di questo, non ha altro a disposizione: intuizione e matematica. Perché dovremmo, per contrastare il determinismo biologico, passare alla promozione dell'ascientificità? Perché farlo quando comunque abbiamo sempre a disposizione la possibilità di avere nuove idee che spostano gradualmente le verità scientifiche? Se si è passati dal sistema tolemaico della terra al centro del Sistema Solare alle teorie di Keplero che vedevano il sole al centro e i pianeti orbitanti intorno, si è fatto un passo avanti scientifico o no perchè in realtà molte altre leggi hanno determinato la nascita del sistema solare, allora ancora ignote? Le verità scientifiche sono avvicinamenti graduali alla verità, non la verità. La filosofia, il pensiero, non sono il "dogma", ma un'ipotesi di interpretazione della vita e di se stessi che funzioni e porti ad un aumento della felicità e una diminuzione della conflittualità. In primis, ovviamente e non solo questo. Ma una lettura di sé nel contesto di una società di esseri umani diversi da sé che sia pacificata, rende tutto migliore.

Inoltre, esiste un altro aspetto quando trasformi delle idee in un Manifesto o, di più ancora, in un libro. Io trovo che sia fondamentale pensare, in primis, ai lettori. Al target che vorresti raggiungere.
Una parte del libro annoierà le più avanzate intellighentie transgender (se non avranno la pazienza di attendere i collegamenti con le parti più originali) ma darà gli strumenti ad un uomo o ad una donna eterosessuale che mai si è posto/a la domanda "chi sono" dal punto di vista - non del genere - ma dell'identità di genere (e ruolo) di riuscire ad andare avanti nella lettura, comprendendo il resto del libro.

Quando si scrive un libro si pensa che sarà letto da chi ha bisogno di conferme scientifiche (anche di studi confermati ma non ancora entrati nella scienza ufficiale per svariati motivi... consiglio il libro "Molecole di Emozioni" della Pert per capire come funzionano le scoperte scientifiche) e da altri che avranno la necessità di trovare un sistema filosofico che torni o altri approcci ancora in cui, alla fine, attraverso I SUOI STRUMENTI (quelli del lettore) potrà ritrovarsi nelle conclusioni più significative del pensiero pangender.
Già il "Piccolo Manifesto Pangender" ed ancora di più il libro che chiamerò "Pangender" in attesa del titolo definitivo non sono stati scritti per l'intellighentia transgender ma per gli "straight" (eterosessuali con sesso e identità di genere sovrapponibili) d'ogni sorta. L'ho fatto, però, parlando molto del pensiero transgender e femminista, ma cercando sempre - nel contempo - un confronto con le loro vite straight dove potersi riconoscere.
Perché alla fine il vero scopo del pensiero pangender deriva da una considerazione persino ovvia e banale.
Perché non vi siano più discriminazioni verso orientamenti e identità di genere d'ogni sorta è assolutamente necessario far comprendere che - pur essendo per loro un dato "meno sensibile"- la maggioranza "straight" è comunque coinvolta nel "gioco delle "identità di genere" e che hanno la chance di scoprire la propria, privata dai condizionamenti (anche quello che se non ti senti "maschio" allora sei una mezza donna, ad esempio).

Questo è il "gioco".
Essere maggioranza nella comprensione di cosa siano davvero sesso, genere, identità di genere, ruolo di genere, stereotipo di genere e nella consapevolezza che siamo TUTT*, in qualche modo dentro questo gioco, anche gli e le straight cui si è fatto pensare che, avendo scostamenti minimi, aderissero al 100% a due fantasie culturali chiamate "uomo" e "donna" (peraltro considerati cose diverse a seconda dei tempi e delle culture).
Questo volevo innanzitutto chiarire a chi parlava del manifesto come figlio del determinismo biologico e uno tra molti stuti "queer".
C'è una differenza, in parte nelle idee, sopratutto nella considerazione del "target" che, nel pangender, non esiste più.
IMHO

Mirella Izzo

genova 23 agosto 2011

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