PANGENDER = DETERMINISMO BIOLOGICO? NO GRAZIE La
complessità delle cose
Le convergenze di approcci non credo siano lo sposalizio di una tesi piuttosto che un'altra. Così come resta il piacere di scoprire - a 40 anni di distanza - che il movimento transgender aveva più ragioni che torto nel suo spiegare le questioni di genere come un "continuum" piuttosto che una polarità M/F (+/- se si pensa a cosa si associano tipicamente i "+" e i "-"). Ho sempre vissuto con molto stupore le reazioni stizzite di gay, lesbiche e soprattutto transgender ogniqualvolta uno studio scientifico dimostrava che sviluppo cerebrale e sviluppo fisico potevano essere persino opposti e comunque molto differenziati fra loro. A prescindere dal fatto che vi sono studi seri ed altri che non lo sono, mi chiedo cosa ci sia di male nel tentativo di trovare, da parte di ricercatori, anche predisposizioni genetiche o psiconeurologiche o derivante dalle sostanze informazionali di cercare un "perché" della realtà transgender, ma anche di mille realtà di uomini più o meno "mascolini" o "femminei" e donne più o meno "femminili" o "mascoline" di cui quasi mai nessuno si occupa in ambito scientifico (non sono studi che portano ad immediati benefici economici e quindi hanno raramente stanziamenti dall'industria farmaceutica), tranne il pensiero pangender. Cosa c'è da irridere nel verificare che le nostre intuizioni (mi riferisco in primis al pensiero transgender che non è la condizione trans, ma una interpretazione delle identità umane sessuate tutte, ed anche a certo femminismo illluminato e open minded) trovino conferme scientifiche? Ho persino pensato che nelle dirigenze LGBTQI, una conferma scientifica alle proprie realtà, abbiano prodotto l'idea di uno svuotamento della cosiddetta "cultura gay" o "cultura lesbica" o "cultura transgender", invece che un arricchimento o anche solo una conferma. Appunto un "determinismo biologico" che cancella ogni lavoro culturale prodotto. Io trovo che non ci sia niente di più falso quando accade che delle intuizioni filosofìche, psicologiche, sociologiche, storiche, antropologiche, diano il via anche ad una seria ricerca scientifica che conferma le ipotesi.La cosa avviene costantemente in molte scienze. Prima ci sono le intuizioni e poi si cercano le conferme. La "Cosmologia" vive di questo, non ha altro a disposizione: intuizione e matematica. Perché dovremmo, per contrastare il determinismo biologico, passare alla promozione dell'ascientificità? Perché farlo quando comunque abbiamo sempre a disposizione la possibilità di avere nuove idee che spostano gradualmente le verità scientifiche? Se si è passati dal sistema tolemaico della terra al centro del Sistema Solare alle teorie di Keplero che vedevano il sole al centro e i pianeti orbitanti intorno, si è fatto un passo avanti scientifico o no perchè in realtà molte altre leggi hanno determinato la nascita del sistema solare, allora ancora ignote? Le verità scientifiche sono avvicinamenti graduali alla verità, non la verità. La filosofia, il pensiero, non sono il "dogma", ma un'ipotesi di interpretazione della vita e di se stessi che funzioni e porti ad un aumento della felicità e una diminuzione della conflittualità. In primis, ovviamente e non solo questo. Ma una lettura di sé nel contesto di una società di esseri umani diversi da sé che sia pacificata, rende tutto migliore.
Inoltre, esiste un altro aspetto quando trasformi delle idee in un Manifesto
o, di più ancora, in un libro. Io trovo che sia fondamentale pensare,
in primis, ai lettori. Al target che vorresti raggiungere. Quando
si scrive un libro si pensa che sarà letto da chi ha bisogno di
conferme scientifiche (anche di studi confermati ma non ancora entrati
nella scienza ufficiale per svariati motivi... consiglio il libro "Molecole
di Emozioni" della Pert per capire come funzionano le scoperte scientifiche)
e da altri che avranno la necessità di trovare un sistema filosofico
che torni o altri approcci ancora in cui, alla fine, attraverso I SUOI
STRUMENTI (quelli del lettore) potrà ritrovarsi nelle conclusioni
più significative del pensiero pangender.
Questo è il "gioco". Mirella Izzo genova 23 agosto 2011 |