LE
PRIME RIVELAZIONI SULLO STATO DELL'ARTE DEL DSM V
EDIZIONE NOTA
BENE: TUTTO QUANTO SEGUE NON E' IL TESTO FINALE DEL DSM V MA LA TRADUZIONE
ED IL COMMENTO DELLE PROPOSTE FATTE DAL SOTTOGRUPPO DI LAVORO DEDICATO
AI CAMBIAMENTI DELL'INQUADRAMENTO DELL'ATTUALE DISTURBO DELL'IDENTITA'
DI GENERE. Sbirciando
sulle prime pubblicazioni in merito allo stato dell'arte dell'atteso DSM
V (che credo slitterà, nella sua versione definitiva al 2012),
si possono capire una serie di cose importanti. Innanzitutto che il ritardo
della pubblicazione del "manualone" degli psichiatri APA americani
(di nome) e di tutto il mondo (di fatto) non sembrerebbe più dovuto
alla riclassificazione delle condizioni transessuale e transgender, ma
per altri aspetti. INCONGRUENZA
DI GENERE (IG) The subworkgroup has had extensive discussion about the placement of GI in the nomenclature for DSM-V, as the meta-structure of the entire manual is under review. The subworkgroup questions the rationale for the current DSM-IV chapter Sexual and Gender Identity Disorders, which contains three major classes of diagnoses: sexual dysfunctions, paraphilias, and gender identity disorders (see Meyer-Bahlburg, 2009a). Various alternative options to the current placement are under consideration. che, tradotto in Italiano suona come: la sottocommissione ha avuto una vasta discussione sul posizionamento del GI nella nomenclatura del DSM V, dato che tutta la meta struttura del manuale è sotto revisione. La sottocommissione si interroga sulla razionalità dell'attuale capitolo "Disturbi sessuali e di identità di genere"" che contiene tre classi di diagnosi: disfuzioni sessuali, parafilie (o perversioni) e Disturbi dell'Identità di Genere (vedi Meyer-Bahlburg, 2009a). Svariate opzioni alternative sull'attuale classificazione sono sotto valutazione. Certamente
la quasi unanimità delle Associazioni che si occupano di Gender
Studies e di Transgender, trova molto difficile immaginare una correlazione
tra "l'Incongruenza di Genere" e le Perversioni o le Disfunzioni
Sessuali. E' assolutamente necessario battersi per una diversa classificazione.
Crediamo che tutte le sofferenze causate dalla dominante concezione
di Genere meriterebbero un capitolo a se stante, anche perché non
esiste solo lo status Transgender/Transessuale, ma molte altre condizioni
di Genere che possono determinare sofferenza psichica (anche se non sono
patologie strettamente psichiatriche). Pensiamo all'intersessualità
che - lasciata in mano ai soli medici genetisti - sta provocando da anni
le orribili "attribuzioni di sesso" alla nascita su base meramente
genetica (non esistono solo i cromosomi XY a differenziare, quindi anche
altri aspetti del genoma vengono presi in considerazione ma nulla sul
senso di identità della persona intersessuata che, peraltro, dovrebbe
essere compresa in età adulta e quindi lasciare i neonati intersessuati
in uno status anagrafico - non previsto da nessuno Stato - di "neutralità"
temporanea o anche permanente). Per quanto riteniamo che, specie nel caso
intersessuale, ma anche, in parte, quello transgender, l'unico parametro
da prendere in considerazione dovrebbe essere il libero arbitrio della
persona rispetto al proprio genere, meglio che le persone possano dire
la loro con gli Psichiatri che subire "ob torto collo" una "attribuzione"
di sesso decisa dai genetisti, senza alcuna considerazione dello stato
psicologico della persona... del resto diventa difficile capire cosa senta
un neonato in base al proprio gender. Nel suo riassunto estremo, ad oggi, la stessa propone: Gender Incongruence (in Adolescents or Adults) [1] A. A marked incongruence between one’s experienced/expressed gender and assigned gender, of at least 6 months duration, as manifested by 2* or more of the following indicators: [2, 3, 4] 1. a marked incongruence between one’s experienced/expressed gender and primary and/or secondary sex characteristics (or, in young adolescents, the anticipated secondary sex characteristics) [13, 16] 2. a strong desire to be rid of one’s primary and/or secondary sex characteristics because of a marked incongruence with one’s experienced/expressed gender (or, in young adolescents, a desire to prevent the development of the anticipated secondary sex characteristics) [17] 3. a strong desire for the primary and/or secondary sex characteristics of the other gender 4. a strong desire to be of the other gender (or some alternative gender different from one’s assigned gender) 5. a strong desire to be treated as the other gender (or some alternative gender different from one’s assigned gender) 6. a strong conviction that one has the typical feelings and reactions of the other gender (or some alternative gender different from one’s assigned gender)
Subtypes With a disorder of sex development Without a disorder of sex development Tradotto brevemente:
Sottotipologie:
Alcune
novità, rispetto al DSM IV molto importanti vengono subito evidenziate.
Due in particolare: la validità del criterio al fine della diagnosi
positiva del desiderio di cambiare anche solo i "caratteri sessuali
secondari" e che l'incongruenza non debba essere necessariamente
dicotomica "uomo/donna o donna/uomo" ma includa "qualche
genere alternativo differente da quello assegnato" ("or
some alternative gender different from one’s assigned gender"
in
originale) In qualche modo sembrerebbe che la psichiatria si stia da anni facendo carico delle nostre condizioni. Già i DSM III e IV, fatti propri dall'OMS hanno obbligato molti Stati a togliere dall'illegalità o dalla "perversione" la condizione trans (binaria "uomo/donna"). Oggi, con il DSM V, gli psichiatri sembrano accogliere le più importanti istanze del movimento transgender (anche perché i loro studi si basano sull'esperienza e non sull'ideologia... almeno così la scienza tende ad essere, pur subendo centinaia e centinaia di condizionamenti culturali, che però, nel tempo possono essere abbandonati perché l'approccio scientifico è adogmatico). Sebbene indirettamente, gli psichiatri considerino appartenenti allo statu di "Incongruenza di Genere" (che è una sofferenza lecita dell'essere umano e di ignota origine), anche le "Gender Variances" e incita a considerare incluse anche le persone transgender e genderqueer e non solo la "transessuale tipicizzata 40 anni fa, obbligatoriamente etero, obbligatoriamente desiderosa ad ogni costo di operarsi ai genitali ecc.. Se non viene più considerato folle (border line) sentirsi di genere neutro, ad esempio, prima o poi Tribunalil e Stati dovranno prendere in considerazione revisioni profonde nelle proprie anagrafi. Infine, scrive il sottocomitato altrove, la diagnosi di Disturbo dell'Identità di Genere era "a vita" (si restava tali anche a fine transizione) mentre l'Incongruenza di Genere finisce con la fine dell'incongruenza stessa. Cosa non da poco perché da "patologia inguaribile", lo status transgender, diventa una "incongruenza guaribile" e guaribile con la transizione anche dei soli caratteri sessuali secondari. Altre cose si leggono negli abstract che spiegano le modificazioni proposte e sopra elencate sono: For the adult criteria, we propose, on a preliminary basis, the requirement of only 2 indicators. This is based on a preliminary secondary data analysis of 154 adolescent and adults patients with GID compared to 684 controls (Deogracias et al., 2007; Singh et al., 2010). From a 27-item dimensional measure of gender dysphoria, the Gender Identity/Gender Dysphoria Questionnaire for Adolescents and Adults (GIDYQ), we extracted five items that correspond to the proposed A2-A6 indicators (we could not extract a corresponding item for A1). Each item was rated on a 5-point response scale, ranging from Never to Always, with the past 12 months as the time frame. For the current analysis, we coded a symptom as present if the participant endorsed one of the two most extreme response options (frequently or always) and as absent if the participant endorsed one of the three other options (never, rarely, sometimes). This yielded a true positive rate of 94.2% and a false positive rate of 0.7%. Because the wording of the items on the GIDYQ is not identical to the wording of the proposed indicators, further validational work will be required during field trials. In breve spiegano che utilizzando anche solo due criteri, di quelli già proposti ad inizio documento, su vari studi fatti, si sono ottenuti dati con solo lo 0.7% di "diagnosi sbagliate" Tra le note finali, il sottocomitato scrive: 1. It is proposed that the name gender identity disorder (GID) be replaced by “Gender Incongruence” (GI) because the latter is a descriptive term that better reflects the core of the problem: an incongruence between, on the one hand, what identity one experiences and/or expresses and, on the other hand, how one is expected to live based on one’s assigned gender (usually at birth) (Meyer-Bahlburg, 2009a; Winters, 2005). In a recent survey that we conducted among consumer organizations for transgendered people (Vance et al., in press), many very clearly indicated their rejection of the GID term because, in their view, it contributes to the stigmatization of their condition. Da tradurre, più o meno, in: 1. Si propone che il nome Disturbo dell'Identità di Genere (GID) sia sostituito da "Incongruenza di Genere (GI) perchè l'ultimo è un termine descrittivo che meglio riflette il punto focale del problema: una incongruenza tra - da una parte - quale identità una persona sente e/o esprime e - dall'altra parte - come ci si aspetta che una persona viva rispetto al genere assegnato (in genere alla nascita) (Meyer-Bahlburg, 2009a; Winters, 2005). In un recente sondaggio che abbiamo condotto, tra le organizzazioni dei consumatori per le persone transgender (Vance et al., In corso di stampa), molte persone hanno chiaramente indicato il loro rifiuto del termine GID, in quanto, a loro parere, esso contribuisce alla stigmatizzazione della loro condizione. Timidamente ed implicitamente, nella spiegazione dei perché della nuova definizione rispetto alla vecchia fa capolino il "sociale" e la sociologia. Secondo gli psichiatri, quindi, sentire e vivere l'incongruenza fra il proprio genere sentito e quello attribuito alla nascita (non lo dicono ma è quello che risponde ai caratteri genetici più diffusi XY, maschio e XX femmina), non è più un disturbo. Meglio ancora, gli psichiatri non entrano nel merito se lo sia o meno. Semplicemente, nel definire le condizioni transessuale, transgender e persino genderqueer (termini ormai unificabili visti i criteri di diagnosi), si limitano ad osservare l'incongruenza e gli effetti psichici di sofferenza che produce, senza giudicarla. Inoltre gli psichiatri sembrano interessati anche agli aspetti sociali e sociologici della Incongruenza di Genere, facendo riferimento al rifiuto della vecchia definizione che aumenta il rischio di stigma sociale verso le persone T*. E' questa la prima volta che il mondo accademico psichiatrico sembra ascoltare e accogliere qualche (poche) istanza proveniente dalle rappresentanze transgender. Il qual fatto (ascoltare "i malati psichiatrici" su argomenti relativi alle diagnosi) la dice lunga su quanto poco "psichiatrica" sia in realtà la nostra condizione. E dovrebbe anche far rientrare nelle nevrosi (che non incidono sulla capacità di intendere e di volere) e non nelle psicosi (che invece incidono) la nostra condizione Scrivono ancora: 2. In addition to the proposed name change for the diagnosis (see Endnote 1), there are 6 substantive proposed changes to the DSM-IV descriptive and diagnostic material: (a) we have proposed a change in conceptualization of the defining features by emphasizing the phenomenon of “gender incongruence” in contrast to cross-gender identification per se (Meyer-Bahlburg, 2009a); (b) we have proposed a merging of the A and B clinical indicator criteria in DSM-IV (see Endnotes 10, 13); (c) for the adolescent/adult criteria, we have proposed a more detailed and specific set of polythetic indicators than was the case in DSM-IV (Cohen-Kettenis & Pfäfflin, 2009; Zucker, 2006); (d) for the child criteria, we have proposed that the A1 indicator be necessary (but not sufficient) for the diagnosis of GI (see Endnote 5); (e) we have proposed that the “distress/impairment” criterion not be a prerequisite for the diagnosis of GI (see Endnote 15); and (f) we have proposed that subtyping by sexual attraction (for adolescents/adults) be eliminated (see Endnote 18) but that subtyping by the presence or absence of a co-occurring disorder of sex development (DSD) be introduced (see Endnote 14). As in DSM-IV, we recommend one overarching diagnosis, GI, with separate, developmentally-appropriate criteria sets for children vs. adolescents/adults. The text material will provide updated information on developmental trajectory data for clients who received the GI diagnosis in childhood vs. adolescence or adulthood. In questo paragrafo la sottocommissione evidenzia i cambiamenti di criteri che sarebbero da utilizzare nel DSM V al posto di quelli usati nel DSM IV. Il discorso si fa più tecnico ma fondamentalmente gli psichiatri sostengono che in Incongruenza di Genere vi sono delle variazioni sostanziali rispetto al DSM IV. Propongono
(a) un cambiamento di concettualizzazione delle questioni da definire
enfatizzando il "fatto" dell'incongruenza di genere in contrasto
con l'"identificazione crossgender" in sé; inoltre (b)
propongono l'unificazione degli indicatori clinici che nel DSM
IV erano suddivisi in A e B (vedi note 10 e 13 successive) per i criteri
validi per adolescenti e adulti e propongono un set più
dettagliato e specifico di indicatori politetici rispetto ai casi del
DSM IV (Cohen-Kettenis & Pfaffin, 2009; Zucker, 2006). Più complesse e di difficile interpretazione, le parole precedenti dicono qualcosa anche a noi "profani" della psichiatria. I casi elencati (per la diagnosi) nel DSM IV erano pochi... qui si parla di una maggior tipizzazione (quindi un ampliamento, si dovrebbe dedurre, delle casistiche e motivazioni che portano all'Incongruenza di Genere) ma non si dettaglia e quindi lascia aperto uno spazio di dubbio non da poco. Viene finalmente abbandonato il criterio dell'orientamento sessuale come indicatore dell'Incongruenza di Genere, slegando "quel che ci si sente d'essere" da quel che "ci piace sessualmente". Viene invece introdotta una nuova causa. Persone che hanno avuto Disturbi di Sviluppo Sessuale possono sentire più appropriato transizionare che mantenere un "gender" che è stato compromesso da aspetti prettamente sessuali del proprio corpo(mente). Nella nota finale 3 aggiungono: 3. It has been recommended by the Workgroup to delete the “perceived cultural advantages” proviso. This was also recommended by the DSM-IV Subcommittee on Gender Identity Disorders (Bradley et al., 1991). There is no reason to “impute” one causal explanation for GI at the expense of others (Zucker, 1992, 2009). Semplicemente
chiedono di eliminare gli eventuali "vantaggi culturali percepiti".
Fatto già raccomandato dal sottocomitato del DSM IV. Non vi
è alcuna ragione per imputare come spiegazione del GI, vantaggi
ottenuti a spese altrui (Zucker, 1992, 2009). Nota finale 4: 4. The 6 month duration was introduced to make at least a minimal distinction between very transient and persistent GI. The duration criterion was decided upon by clinical consensus. However, there is no clear empirical literature supporting this particular period (e.g., 3 months vs. 6 months or 6 months vs. 12 months). There was, however, consensus among the group that a lower-bound duration of 6 months would be unlikely to yield false positives. che in italiano suona come: 4. E' stata introdotta la durata di sei mesi come periodo minimo di distinzione tra una GI temporanea o persistente. Il criterio usato per il periodo è stato deciso in base al consenso clinico. In realtà non vi è alcuna letteratura empirica e chiara a supporto di questo particolare periodo (per esempio 3 mesi contro i sei mesi o i sei mesi contro i 12 mesi). C'è stato invece un consenso tra i membri del gruppo che una durata inferiore ai sei mesi aumenterebbe il rischio di errori diagnostici (falsi positivi) (tra GI temporanea o permanente. NdT). Con questa nota gli psichiatri dimostrano uno dei tanti "vagolare nel buio" rispetto ai "perché" della origine dell'Incongruenza di Genere. I sei mesi proposti sono un periodo scelto empiricamente, semplicemente osservando le cartelle cliniche delle persone. Purtroppo questo "periodo minimo" è davvero negativo. Darà, se accolto, spazio a protocolli come quello italiano (ONIG) che tengono sotto osservazione psicologicamente le persone trans per periodi illimitati senza dare una diagnosi positiva o negativa. Ci impegneremo affinché venga tolto il "minimo". Sei mesi per capire se una GI sia temporanea o persistente, sembra un periodo sicuramente più che sufficiente e più elevato di altri periodi di osservazione per vere patologie psichiatriche. Questo "minimo" è una delle novità peggiori di questo documento. Nota finale 13 13. In the DSM-IV, there are two sets of clinical indicators (Criteria A and B). This distinction is not supported by factor analytic studies. The existing studies suggest that the concept of GI is best captured by one underlying dimension (Cohen-Kettenis & van Goozen, 1997; Deogracias et al., 2007; Green, 1987; Johnson et al., 2004; Singh et al., 2010) Traduzione: 3. Nel DSM-IV, ci sono due serie di indicatori clinici (Criteri A e B). Questa distinzione non è supportata da fattori relativi a studi analitici. Gli studi esistenti suggeriscono che il concetto di IG è meglio definito da un'unica dimensione sottostante (Cohen-Kettenis , 2007; verde, 1987; Johnson et al., 2004, Singh et al., 2010) Nota finale 14 14. There is considerable evidence individuals with a DSD experience GI and may wish to change from their assigned gender; the percentage of such individuals who experience GI is syndrome-dependent (Cohen-Kettenis, 2005; Dessens, Slijper, & Drop, 2005; Mazur, 2005; Meyer-Bahlburg, 1994, 2005, 2009a, 2009b). From a phenomenologic perspective, DSD individuals with GI have both similarities and differences to individuals with GI with no known DSD. Developmental trajectories also have similarities and differences. The presence of a DSD is suggestive of a specific causal mechanism that may not be present in individuals without a diagnosable DSD. In Italiano: 14. Vi è una considerevole evidenza che persone con DSD (Disturbi di Sviluppo Sessuale) fanno esperienza di GI e possono desiderare di cambiare il proprio Genere assegnato. La percentuale degli individui che fanno esperienza di GI è "sindrome-dipendente (Cohen-Kettenis, 2005; Dessens, Slijper, 2009b). Dal punto di vista fenomenologico, gli individui DSD con GI hanno sia similarità sia differenze analoghe agli individui con GI senza DSD conosciuti. Anche lo sviluppo delle lnee guida (trajectories in originale. NdT) hanno somiglianze e differenze. La presenza di un DSD è indicativa di uno specifico meccanismo causale che non può essere presente in individui senza un DSD diagnosticabile. Nota finale 15: 15. It is our recommendation that the GI diagnosis be given on the basis of the A criterion alone and that distress and/or impairment (the D criterion in DSM-IV) be evaluated separately and independently. This definitional issue remains under discussion in the DSM-V Task Force for all psychiatric disorders and may have to be revisited pending the outcome of that discussion. Although there are studies showing that adolescents and adults with the DSM-IV diagnosis of GID function poorly, this type of impairment is by no means a universal finding. In some studies, for example, adolescents or adults with GID were found to generally function psychologically in the non-clinical range (Cohen-Kettenis & Pfäfflin, 2009; Meyer-Bahlburg, 2009a). Moreover, increased psychiatric problems in transsexuals appear to be preceded by increased experiences of stigma (Nuttbrock et al., 2009). Postulating “inherent distress” in case one desires to be rid of body parts that do not fit one’s identity is, in the absence of data, also questionable (Meyer-Bahlburg, 2009a). In Italiano: 15. Raccomandiamo che che la diagnosi GI sia data sulla base del solo criterio A e che il disagio e/o compromissione (psichica. NdT) (il criterio D nel DSM-IV) debbano essere valutati separatamente e indipendentemente (dalla diagnosi di GI. NdT). Questo problema di definizione rimane in discussione presso la Task Force per il DSM-V per tutti i disturbi psichiatrici e potrà essere rivisitato in attesa dell'esito di tale discussione. Anche se ci sono studi che dimostrano che gli adolescenti e gli adulti con diagnosi DSM-IV, di GID (con sofferenza e disagio profondo. NdT) abbiano funzionato correttamente, questo tipo di disfunzione non è affatto una constatazione universale. In alcuni studi, per esempio adolescenti o adulti con GID sono risultati con funzioni psicologiche entro un range non clinico (Cohen-Kettenis , 2009). Inoltre, l'aumento di problemi psichiatrici nelle persone transessualil sembrano essere preceduto da aumentate esperienze di stigma (Nuttbrock et al, 2009). Postulare la presenza di "angosce insite" nel caso in cui la persona desidera liberarsi di parti del corpo che non corrispondono alla propria identità è, in assenza di dati, discutibile (Meyer-Bahlburg, 2009a). La psichiatria sembra finalmente rendersi conto che la scoperta dell'essere "trans" e quindi desiderare una transizione, magari anche chirurgica, non necessariamente provoca "disforia" profonda. Altrettanto finalmente, gli studiosi sembrano rendersi conto che spesso è lo stigma sociale a determinare un aumento dei disturbi psicologici, più che lo scoprirsi "trans" in sé. Propongono quindi che la GI non necessariamente produca in sè e per sè "disturbi" o "disforie". Questo probabilmente spiega anche il perché entrambi questi termini spariscono dalla definizione delle condizioni transgender. Un passo avanti molto atteso da decenni, in ambito transgender. Nota finale 16 16. Although the DSM-IV diagnosis of GID encompasses more than transsexualism, it is still often used as an equivalent to transsexualism (Sohn & Bosinski, 2007). For instance, a man can meet the two core criteria if he only believes he has the typical feelings of a woman and does not feel at ease with the male gender role. The same holds for a woman who just frequently passes as a man (e.g., in terms of first name, clothing, and/or haircut) and does not feel comfortable living as a conventional woman. Someone having a GID diagnosis based on these subcriteria clearly differs from a person who identifies completely with the other gender, can only relax when permanently living in the other gender role, has a strong aversion against the sex characteristics of his/her body, and wants to adjust his/her body as much as technically possible in the direction of the desired sex. Those who are distressed by having problems with just one of the two criteria (e.g., feeling uncomfortable living as a conventional man or woman) will have a GIDNOS diagnosis. This is highly confusing for clinicians. It perpetuates the search for the “true transsexual” only, in order to identify the right candidates for hormone and surgical treatment instead of facilitating clinicians to assess the type and severity of any type of GI and offer appropriate treatment. Furthermore, in the DSM-IV, gender identity and gender role were described as a dichotomy (either male or female) rather than a multi-category concept or spectrum (Bockting, 2008; Bornstein, 1994; Ekins & King, 2006; Lev, 2007; Røn, 2002). The current formulation makes more explicit that a conceptualization of GI acknowledging the wide variation of conditions will make it less likely that only one type of treatment is connected to the diagnosis. Taking the above regarding the avoidance of male-female dichotomies into account, in the new formulation, the focus is on the discrepancy between experienced/expressed gender (which can be either male, female, in-between or otherwise) and assigned gender (in most societies male or female) rather than cross-gender identification and same-gender aversion (Cohen-Kettenis & Pfäfflin, 2009). In Italiano 16. Anche se la diagnosi secondo DSM-IV del GID include più situazioni del solo transessualismo, è ancora spesso usata come equivalente di transessualismo (Sohn & Bosinski, 2007). Ad esempio un uomo può incontrare i due criteri fondamentali solo se crede di avere il tipico sentire di una donna e non si sente a proprio agio con il ruolo di genere maschile. Lo stesso accade per una donna che frequentemente passa "come uomo" (per esempio per questioni di primo nome, abiti, taglio dei capelli) e non si sente a proprio agio vivendo come una donna tipica. Alcuni che hanno avuto una diagnosi di GID basata su questi sottocriteri, differiscono chiaramente da una persona che si identifica completamente con l'altro genere e può trovare conforto solo vivendo permanentemente nell'altro ruolo di genere, che ha una forte avversione verso le caratteristiche sessuali del proprio corpo e vuole modificarlo tanto quanto sia tecnicamente possibile nella direzione del sesso desiderato. Quelli che soffrono di problemi a causa di uno solo dei due criteri (per esempio sentirsi a disagio vivendo come un uomo o una donna convenzionali) avranno una diagnosi di GIDNOS. Queso fatto è fortemente confusivo per i clinici. Perpetua soltanto la ricerca del "vero transessuale", al fine di identificare i giusti candidati per le terapie ormonali e chirurgiche, invece che facilitare i clinici a comprendere il tipo e la severità di ogni tipologia di GI ed offrire un trattamento appropriato. Inoltre, nel DSM IV, l'Identità di Genere e il Ruolo di Genere erano descritti come una dicotomia (o maschio o femmina) invece che come un concetto o uno spettro multi categoriale (Bockting, 2008; Bomstein, 1994; Ekins & King, 2006; Lev, 2007; Røn, 2002). L'attuale formulazione rende più esplicito che una concettualizzazione della GI che riconosce l'ampia variazione delle condizioni, renderà meno probabile che un solo tipo di trattamento sia collegato alla diagnosi. Prendendo quanto detto sull'evitare la dicotomia maschio-femmina, nella nuova formulazione, il focus è sulla discrepanza tra il genere vissuto/espresso (che può essere sia maschio, femmina, via di mezzo o altra cosa) e il genere assegnato (nella maggioranza delle società "maschio o femmina") piuttosto che l'identificazione cross-gender e l'avversione per il proprio Gender (Cohen-Kettenis & Pfäfflin, 2009). Un
capitolo che sarà da comprendere meglio. Se da una parte la visione
più ampia della definizione di GI rispetto a quella di DIG, includendo
diverse tipologie, oltre quella tipica di desiderio totale di appartenenza
fisica e sociale al sesso opposto a quello di nascita in una visione dicotomica
maschio vs/ femmina, non può che essere considerato un fattore
positivo, dall'altra l'ipotesi del "giusto trattamento per il giusto
"livello" e "quantità" di Inadeguatezza di
Genere, lascia spazio a conseguenze un po' spaventose. Quali altri "trattamenti"?
Se il "livello" di GI è basso si cura con gli psicofarmaci?
Sarebbe un passo indietro di centinaia di anni. Se da una parte gli psichiatri
si rendono conto che la ricerca "della vera persona transessuale"
sia una ricerca vana, dall'altra non si comprende bene, abbandonando il
concetto di "vero transessuale", come si intenderebbe trattare
la varietà di diverse "non identificazioni" con il genere
assegnato. Non vi è chiarezza sull'esclusione di trattamenti psichiatrici
verso chi mostra un disagio di solo genere, rispetto a chi lo sente sia
di Genere, sia rispetto al proprio corpo. Nota Finale 17 17. In referring to secondary sex characteristics, anticipation of the development of secondary sex characteristics has been added for young adolescents. Adolescents increasingly show up at gender identity clinics requesting gender reassignment, before the first signs of puberty are visible (Delemarre-van de Waal & Cohen-Kettenis, 2006; Zucker & Cohen-Kettenis, 2008). In Italiano: 17. Per i giovani adolescenti è stato aggiunto il criterio dell'anticipazione delle caratteristiche sessuali secondarie, anche prima dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari. Vi è un aumento di richieste verso i clinici di riassegnazione di genere da parte di adolescenti che non hanno ancora sviluppato i primi segni visibili di pubertà. (Delemarre-van de Waal & Cohen-Kettenis, 2006; Zucker & Cohen-Kettenis, 2008). Una novità importante e positiva che potrebbe aprire le porte ad alcuni trattamenti (ad esempio di interruzione del processo che porta al dimorfismo sui caratteri sessuali secondari, con l'uso di farmaci analoghi dell'LHRH) anche verso i minorenni che manifestino una forte disidentificazione con il proprio genere assegnato. Nota finale 18: 18. In contemporary clinical practice, sexual orientation per se plays only a minor role in treatment protocols or decisions. Also, changes as to the preferred gender of sex partner occur during or after treatment (DeCuypere, Janes, & Rubens, 2005; Lawrence, 2005; Schroder & Carroll, 1999). It can be difficult to assess sexual orientation in individuals with a GI diagnosis, as they preoperatively might give incorrect information in order to be approved for hormonal and surgical treatment (Lawrence, 1999). Because sexual orientation subtyping is of interest to researchers in the field, it is recommended that reference to it be addressed in the text, but not as a specifier. It should also be assessed as a dimensional construct. In Italiano: 18. Nella pratica clinica contemporanea, l'orientamento sessuale di per sé ha solo un ruolo secondario nei protocolli di trattamento o nelle decisioni. Inoltre, si verificano casi di cambiamento di preferenze sessuali verso un genere o l'altro durante o dopo il trattamento (Decuypere, Janes, Può essere difficile valutare l'orientamento sessuale in individui con una diagnosi GI, in quanto, in fase pre-operatoria, potrebbero fornire informazioni non corrette al fine di ottenere l'autorizzazione per il trattamento ormonale e chirurgico (Lawrence, 1999). Poiché la sottotipizzazione "orientamento sessuale" è di interesse per i ricercatori del campo, si raccomanda che tale riferimento sia indicato ma non come dato identificatore (per la GI? NdT). Dovrebbe essere valutato come un costrutto dimensionale (?. NdT). Era l'ora che venisse ufficializzato il dato dell'indipendenza tra Identificazione di Genere e Orientamento Sessuale e che i clinici si rendessero conto delle montagne di bugie raccolte nelle loro cartelle cliniche di clienti transessuali che raccontavano loro tutto quel che questi volevano sentire per ottenere una diagnosi positiva e l'accesso alle terapie ormonali/chirurgiche. Sarebbe interessante capire se gli "esperti" si siano resi conto che anche le autobiografie raccontate in ambito "non sessuale" non sempre corrispondono alla verità. Tutte le trans MtF sanno che per avere maggiori probabilità di una diagnosi favorevole devi raccontare che da bambino giocavi con le bambole. In alcuni casi è vero, in altri no. Ma in tutti i casi le persone trans MtF raccontano delle bambole, anche quando non corrisponde a verità. Un accenno autobiografico. Io ho potuto raccontare di essere attratta dalle donne e che da bambino preferivo giocare a pallone (e persino coi soldatini) piuttosto che con bambole e "cucine in miniatura" che usavano tra le femmine per prepararle al loro ruolo stereotipato di mamma e donna di casa, perché ho trovato una persona intelligente ed anche per una lotta personale contro il "mito" della trans tutta bambole e "think pink". Moltissime bambine, oggi, sono più attratte dai mostri splatter che non dalle classiche bambole ma nessuno pensa di farle transizionare a maschi!!!! Nota Finale 19: 19. The subworkgroup has had extensive discussion about the placement of GI in the nomenclature for DSM-V, as the meta-structure of the entire manual is under review. The subworkgroup questions the rationale for the current DSM-IV chapter Sexual and Gender Identity Disorders, which contains three major classes of diagnoses: sexual dysfunctions, paraphilias, and gender identity disorders (see Meyer-Bahlburg, 2009a). Various alternative options to the current placement are under consideration. In Italiano: 19. Il sottogruppo ha avuto un'ampia discussione circa la collocazione del GI nella nomenclatura del DSM-V, come avviene per la meta-struttura di tutto il manuale che è in fase di revisione. Il sottogruppo si interroga sulle motivazioni per l'attuale DSM-IV a riguardo del capitolo "Disturbi sessuali e dell'Identità di Genere" che contiene tre principali categorie di diagnosi: disfunzioni sessuali, parafilie e disturbi dell'identità di genere (cfr. Meyer-Bahlburg, 2009a). Sono allo studio diverse opzioni alternative per la prossima collocazione. Qui gli esperti ci informano che tutto il DSM sarà sottoposto a verifica sulle nomenclature, classificazioni ecc. e che anche loro si stanno interrogando sulla logica di mettere insieme, nell'attuale categoria dei "Disturbi Sessuali e dell'Identità di Genere" le disfunzioni sessuali, le perversioni (parafilie) e i disturbi dell'Identità di Genere. Un noto politico italiano non molto fluente nel suo italiano commenterebbe con un "che c'azzecca?". Le precedenti sono le prime considerazioni "a caldo" di quanto letto e compreso. Sicuramente seguiranno altri approfondimenti su questo tema ed anche su altri che toccano i nostri compiti statutari. L'invito è a "restare sintonizzati" ed anche a commentare ed eventualmente correggere sia le traduzioni sia le interpretazioni date ai documenti ufficiali del "sottogruppo" (qui a volte tradotto con sottocommissione) che studia i cambiamenti da apportare nel DSM V edizione a riguardo della definizione del cosiddetto "Disturbo dell'Identità di Genere". A presto. Mirella Izzo 1a edizione, Genova, 10-12 febbraio 2010 N.B.: Il soprastante testo è protetto dalle leggi sulla proprietà intellettuale e non può essere divulgato, anche parzialmente, come proprio da altri soggetti. Eventuali richieste di pubblicazione di parti o interezza del documento dovranno essere inviate a: Mirella Izzo . Libero invece il link a questa pagina. Di seguito le References utilizzate dal sottogruppo di lavoro: Bockting, W. O. (2008). Psychotherapy and the real-life experience: From gender dichotomy to gender diversity.Sexologies, 17, 211-224. Bornstein, K. (1994). Gender outlaw: On men, women and the rest of us. London: Routledge. Bradley, S. J., Blanchard, R., Coates, S., Green, R., Levine, S. B., Meyer-Bahlburg, H. F. L., et al. (1991). Interim report of the DSM-IV subcommittee on gender identity disorders. Archives of Sexual Behavior, 20, 333-343. Cohen-Kettenis, P. T. (2005). Gender change in 46,XY persons with 5a-reductase-2-deficiency and 17ß-hydroxysteroid dehydrogenase-3 deficiency. Archives of Sexual Behavior, 34, 399-410. Cohen-Kettenis, P. T., & Pfäfflin, F. (2009). The DSM diagnostic criteria for adolescents and adults. Archives of Sexual Behavior, doi: 10.1007/s10508-009-9562-y. Cohen-Kettenis, P. T., & van Goozen, S. H. M. (1997). 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